Sociale, non alimentare. L’aggettivo della Dispensa

Un aggettivo può fare la differenza? Per noi è fondamentale. E allora proviamo a raccontare il perché la Dispensa è Sociale.

Il nostro primo obiettivo: l'inclusione sociale

La Dispensa nasce come attività educativa per alcune persone con disabilità accolte negli appartamenti protetti di San Paolo d’Argon. In pratica, le persone coinvolte, insieme agli educatori, recuperavano le eccedenze alimentari dal supermercato del paese per fini di educazione contro lo spreco. Quello che ricevevano lo cucinavano nei loro appartamenti oppure lo donavano ai vicini di casa.

Siamo abituati a pensare alle persone con fragilità solo come soggetti che necessitano di cure e assistenza. Invece, con l’attività di recupero alimentare, davano una mano al vicinato, in particolare a chi faceva fatica ad arrivare a fine mese. Un cambio di prospettiva.

E’ così che nasce l’idea di un progetto di lotta allo spreco e solidarietà alimentare vero e proprio, in cui le persone con disabilità (o altro tipo di fragilità) siano protagonisti dell’attività.

Il nostro primo obiettivo è infatti l’inclusione delle persone nell’attività di lotta allo spreco e nella comunità dei volontari, beneficiari, donatori della Dispensa. Preferiamo impiegare più tempo o trovarci in tanti anche quando non serve, piuttosto che essere “meramente efficienti”. 

Oggi, nelle attività della Dispensa Sociale, sono coinvolte a vario titolo più di una decina di persone con fragilità (i freddi dati sono disponibili nei report annuali). I progetti educativi sono calibrati sulla singola persona: c’è chi svolge un tirocinio formativo extracurricolare e chi più semplicemente trova un luogo accogliente, ricco di relazioni, dove condividere un pezzo della giornata. Il cibo salvato, non solo è oggetto di lavoro, diventa così strumento di relazione.

La comunità vale di più della quantità

Citiamo direttamente dalla Treccani: sociale agg. [dal lat. socialis, der. di socius, v. socio]. Socio è chi partecipa insieme con altri a una qualsiasi impresa. In questo caso l’impresa è la lotta allo spreco a fini di solidarietà.

Per quanto ci teniamo a far bene la nostra attività e a salvare più cibo possibile (ogni tanto ci facciamo prendere la mano, lo ammettiamo!), per noi le relazioni che si creano attorno al cibo sono più importanti delle quantità di derrate salvate.

La Dispensa è Sociale in quanto è una comunità innanzitutto di volontarie e volontari, riuniti nell’associazione Ridò. Ciò che non si vede è la mutualità spontanea e totalmente autogestita tra volontari, in grado di “prendersi cura” l’uno dell’altro, indipendentemente dall’attività stessa della Dispensa.

La Dispensa è Sociale anche perché è inserita nella comunità bergamasca: le relazioni con le aziende donatrici e le organizzazioni beneficiarie spesso superano la mera azione di contrasto allo spreco alimentare. E la maggior parte delle volte lo sono nella più totale gratuità, in uno scambio reciproco e generoso che consolida la comunità stessa.

Contro la cultura dello scarto

Che sia lo spreco di cibo o che sia l’esclusione delle persone, la Dispensa Sociale è un progetto contro la cultura dello scarto. Pensiamo che non ci possa essere una vera giustizia ambientale e climatica (contrastata dalla nostra attività “pratica”) senza una vera giustizia sociale (favorita da quel nostro essere sociale).

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La Dispensa Sociale è un servizio di  Namasté soc. coop. sociale,  in collaborazione con Ridò OdV

Questo sito è stato realizzato da Why Not, con il contributo di Fondazione Istituti Educativi di Bergamo – Bando Nuove economie di comunità.

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